Recensione | Se prima eravamo in due - Fausto Brizzi | Einaudi

Se prima eravamo in due - Fausto Brizzi | Einaudi
13.00€ | eBook 6.99€ | 128 pagine | Scheda del libro


Buongiorno lettori, 
sto cercando di recuperare le recensioni dei libri letti in vacanza ma questo caldo torrido non aiuta, la voglia di mettersi davanti al pc è scarsa e anche le idee si rifiutano di allinearsi sullo schermo bianco.
Quindi con un po' di ritardo sono qui a parlarvi di un altro libro che mi ha tenuto compagnia nel mese di giugno: Se prima eravamo in due di Fausto Brizzi, edito da Einaudi che ringrazio per la copia.
Dopo Ho sposato una vegana, Brizzi ritorna con un'altra storia personale, quella dell'attesa e della nascita della sua bambina che lo vede nei panni di un divertente e improvvisato neo papà.
Lo schema ricalca quello del libro precedente: episodi di vita quotidiana nei quali la sua visione e quella della moglie, l'attrice Claudia Zanella, si scontrano puntualmente con la consapevolezza che ci sarà un'unica vincitrice, Claudia appunto. Gag inframezzate, come in altri libri dell'autore, da curiosità e dati statistici riguardanti oggetti, persone, pietanze, usi e costumi, di cui Brizzi è sicuramente un appassionato, e da tanti riferimenti alla cultura popolare italiana.
Secondo me il papà, in una classifica parentale, non è soltanto dietro la mamma, ma è alle spalle del quartetto di nonni, di una manciata di zii,  di una bisnonna sopravvissuta, di qualche cugino di primo e secondo grado e anche di un paio di parenti acquisiti particolarmente affettuosi. Il papà è senza scampo in serie B. E' una mediocre squadra di provincia che lotta per non retrocedere ulteriormente. Eppure, nonostante l'evidente pochezza del titolo nobiliare e del ruolo, in tanti ancora aspirano a diventarlo. E molti, moltissimi, per la fortuna della razza umana, ci riescono.  Pure troppi, a giudicare dal sovraffollamento del pianeta. Questa è la storia di uno di loro. Io.
Il tema centrale del libro è Penelope Nina che, ancor prima di nascere, stravolgerà la vita del regista, grazie alle ferme convinzioni della madre che pretenderà ben quattro ginecologi, i pannolini bio prodotti niente meno che da Jessica Alba, una tata madrelingua inglese, svezzamento vegano e via dicendo. Con grande ironia, Brizzi racconta le peripezie di questa vita a tre nella quale Claudia continua a vestire i panni della donna dispotica e petulante conosciuta nel libro precedente. Odiosa quanto basta e non per le sue scelte estremista di vita salutista, ma per la tendenza ad imporre le sue decisioni senza tenere minimamente in considerazione l'opinione del marito. Ciò produce inevitabilmente ilarità, ma anche tanta compassione nei confronti del povero Fausto, che in questa condizione di inferiorità comunque ci sguazza allegramente.
Con l'arrivo della bambina, questo rapporto già sbilanciato diventerà ancora più iniquo perché la sua nascita non farà altro che aumentare il potere decisionale della madre, relegando il papà ad un ruolo marginale.
Dopo due giorni in clinica, Claudia rientrò a casa con un'energia e un'attitudine al comando degne di Garibaldi all'imbarco da Quarto. Cominciò a organizzare spazi e tempi, turni di guardia e menu in cucina per arricchire il suo succo autoprodotto attraverso un'alimentazione adeguata. Aveva intenzione di allattare Penny almeno fino alla prima elementare per fornire tutte le difese immunitarie possibili e immaginabili. Eravamo diventati una fabbrica organizzata e dinamica che ruotava intorno al nostro piccolo datore di lavoro di nemmeno quattro chili. E, naturalmente, mia moglie ne era il rampante amministratore delegato.
Il libro, di un centinaio di pagine, si legge in un'oretta o poco più. Ho apprezzato ancora una volta l'umorismo e l'autoironia dell'autore e condiviso alcune riflessioni sulla genitorialità. Nonostante ciò ho percepito un po' il contraccolpo del 'già letto' e credo che l'autore abbia dato il meglio di sé nei due libri di esordio: Cento giorni di felicità e Se mi vuoi bene, paradossalmente proprio quelli non autobiografici. Sebbene la lettura sia stata piacevole, mi auguro quindi un ritorno alle origini.
Il volumetto è quasi un diario che raccoglie episodi del primo anno di vita della bambina e, nonostante alcuni contenuti risultino personali e oggettivamente superflui per il lettore (vedi la favola che Brizzi scrive per la figlia e inserisce tra le pagine del libro), ho trovato anche dei passaggi teneri in cui molti genitori possono identificarsi.
La lettera finale, quella rivolta alla Penny adulta e scritta da Brizzi (un neo papà di quarantotto anni) pensando al momento in cui lui non ci sarà più, mi ha molto commosso (okay, sono incinta e  piango otto volte al giorno, però l'ho trovata davvero toccante).
Un libro consigliato a chi ha voglia di riscoprire la paternità in chiave ironica e leggerissima.




Commenti

  1. L'ho letto anch'io poco tempo fa, e concordo. Libro carino, ma sa di già letto.

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    1. Abbiamo avuto la stessa impressione allora, anche se si tratta di un volumetto così piccolo e a tratti divertente che non se ne rimpiange la lettura :) A presto!

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